mercredi 28 août 2013

Lasciateci vivere


Non ho ancora avuto l'opportunità di visitare l'Est del Congo, ma per quanto mi viene detto sarebbe la parte più turistica di questo immenso paese. Il clima è mite, la ricchezza della natura è incommensurabile (flora, fauna, paessaggio, montagne, laghi, vulcani...) e con un po' di marketing si otterrebbe un afflusso enorme di persone interessate a scoprire il nostro pianeta. E per alcuni anni le cose si sono mosse in questo senso, tant'è che esistono agenzie di viaggio che hanno ancora in catalogo queste mete sul lago Kivu.
Purtroppo però, da alcuni anni tutto è diventato impossibile e l'Est del Congo è conosciuto soltanto per la guerriglia, le occupazioni, le violenze, la soffernza. Mi ha colpito il grido lanciato dal vescovo di Goma, che ha detto senza mezzi termini: "Lasciateci vivere - AU NOM DE DIEU LAISSEZ-NOUS VIVRE!". E, commentando i grandi incontri tra politici e responsabili delle nazioni che si ripetono inutilmente da tempo dice: "Perché trascinare le aspirazioni di un intero popolo in nome di ideologie e false ambizioni? La popolazione non ha bisogno di assistere ai giochi politici, come se fosse uno spettatore in una scena teatrale in cui non è in grado di capire il quadro egemonico di fondo Diverse situazioni dimostrano un comportamento paradossale, a scapito del nostro popolo... E 'il momento di svestirsi dell'uomo vecchio a spingere per la pace totale". Non c'è molto da aggiungere... Solo viene da pensare a tante altre parti del mondo che vivono conflitti e alla popolazione che continua a soffrire. Lasciateci vivere!


dimanche 21 juillet 2013

C’è un problema… o forse no!

Dire che anche in Congo si senta l’attesa o il clima della GMG è senz’altro una forzatura. Ma dire che i giovani congolesi siano disinteressati al grande appuntamento brasiliano è altrettanto dare una visione distorta della realtà. Le parrocchie e le diocesi della RD Congo sono ben organizzate per quanto riguarda la pastorale giovanile. In ogni parrocchia esite una commissione giovani, presieduta da un giovane-adulto, che promuove un programma di catechesi e attività durante tutto l’anno pastorale. E non si fatica ad arrivare a numeri assai considerevoli di partecipanti.
La Chiesa congolese si è sviluppata dando grande spazio ai ministeri laiciali e i gruppi giovanili sono espressione di questa ministerialità, dove c’è una guida attenta da parte dei pastori, ma grande spazio all’iniziativa e alla creatività laicale. Nei giorni scorsi ho scambiato qualche riflessione con padre Blaise, viceparroco a Matadi, città a circa 400 chilometri da Kinshasa. Mi confidava che il suo gruppo giovani conta circa 450 membri e che il problema sulla possibilità concreta da parte dei suoi giovani di sentirsi coinvolti nell’evento GMG in realtà non si pone. Molti conoscono l’appuntamento mondiale con Papa, ovviamente pochissimi sanno di potervi partecipare, ma le parrocchie e le diocesi nelle attività che si svolgeranno nelle prossime settimane faranno riferimento a quando il Papa proporrà in Brasile. E qui il clima essenziale e di condivisione tipico delle Giornate Mondiali è pane quotidiano: quando si parte per un campo scuola o un ritiro spirituale tutto è fatto nell’essenzialità, come del resto lo è la vita quotidiana. Non c’è alcuno spazio per comodità e rilassatezza perché gran parte delle famiglie vivono cercando di far fronte alle loro esigenze giorno per giorno.
Un invito a chi è già a Rio o a chi avrà la possibilità di « collegarsi » in diretta tramite i mezzi di comunicazione e le reti sociali: non dimenticate i giovani congolesi che, in quella speciale comunione che lega tutti i cristiani attraverso la fede in Cristo, sono rappresentati da tutti gli altri giovani.La ricchezza della fede cristiana in questa terra è condivisa da tutti i giovani del mondo e il sostegno reciproco si appoggerà sicuramente all’abbondanza di preghiere che i giovani africani garantiscono per i loro amici di tutto il resto del mondo. Certo, sarebbe bello che una rappresentanza più ampia potesse essere presente personalmente a Rio, ma bastano pochi congolesi per ricreare quel clima di festa e di gioia che si respira – nonostante gli enormi problemi quotidiani – nella fede cristiana dell’Africa sub-sahariana.
pubblicato su www.popeup.net 

lundi 15 juillet 2013

Un congolese a Rio

Nella lista dei santi e beati scelti come patroni della Giornata Mondiale della Gioventù di Rio 2013 è stato inserito anche un congolese, Isidore Bakanja.Giovane catechista laico Isidore Bakanja è morto come testimone della fede a soli 23 anni nel 1909. Nella Repubblica Democratica del Congo Bakanja non è un santo da calendario, piuttosto una persona veramente conosciuta, amata e invocata da tanti cristiani giovani e meno giovani. Sono innumerevoli i gruppi e i movimenti che portano il suo nome, insieme a quello dell’altra beata congolese, la giovane martire Anaurite.
La storia di Bakanja è legata all’esperienza di sopraffazione e schiavitù di tanti giovani congolesi durante il periodo coloniale, che davanti ad un potere che talvolta non solo sfruttava ma umiliava le persone, dovevano sottomettersi fino a perdere la propria personalità. Isidore non volle mettere in discussione la sua semplice e profonda fede e i segni che per lui erano essenziali alla testimonianza. Nato nel 1885 in un villaggio vicino all’odierna Mbandaka, capoluogo della provincia Orientale, una volta maggiorenne lasciò il villaggio natale e i genitori per cercare lavoro in città. Qui fu preso come muratore in un’impresa edile. E in città venne in contatto con i monaci trappisti, che gli fecero scoprire e amare il Signore Gesù. Aveva sempre con sé il rosario e lo scapolare della Madonna del Carmelo. Decise di ritornare al suo villaggio per lavorare in una piantagione ed essere catechista. Il padrone della piantagione non accettò la sua semplice testimonianza cristiana, neppure la sua preghiera durante le pause di lavoro e lo fece frustare più volte. Isidore accettò tutto, consapevole di unire la sue sofferenze a quelle di Cristo. Ma il suo corpo fu distrutto lentamente per le ferite e le infezioni. Ebbe la forza di perdonare i suoi persecutori e morì il 15 agosto 1909.
Isidore Bakanja fu beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1994 che disse rivolgendosi a lui : “In un’Africa dolorosamente provata dalle lotte tra etnie, il tuo esempio luminoso è un invito alla concordia e al riavvicinamento tra i figli dello stesso Padre celeste. Tu hai praticato la carità fraterna verso tutti, senza distinzione di razza o di condizione sociale; ti sei guadagnato la stima e il rispetto dei tuoi compagni, molti dei quali non erano cristiani. Ci mostri così il cammino del dialogo necessario tra gli uomini” (© Libreria Editrice Vaticana – 1994). La Chiesa congolese sente di avere una vera ricchezza nei suoi due beati, Anaurite e Bakanja, e li invoca ogni giorno, una ricchezza ora condivisa da tutti i giovani della GMG. Se, come speriamo, qualche giovane congolese sarà a Rio, molto probabilmente sarà vestito nell’uniforme “Bakanja”, camicia e pantaloni in “pagne” (la stoffa tipica) coloratissimi e stampata con il volto del beato al centro.
Pubblicato in popeup.net

jeudi 6 juin 2013

Se si potesse...


Se si potessero smontare alcune chiese ormai inutilizzate o sovradimensionate nelle nostre città per ricostruirle qui in Congo... sarebbe una bella cosa. Ogni domenica in Congo le chiese cattoliche si riempiono di fedeli in tutti i loro settori. Le chiese più ricche sono poche, quelle soprattutto nel centro delle più grandi città. Ma le parrocchie di periferia, quelle che si possono raggiungere sono con una 4x4, in genere sono dei semplici capannoni un po' abbeliti con tanta fantasia. Eppure le celebrazioni sono di una ricchezza unica: è risaputa la qualità dei canti e delle danze, ma ciò che più colpisce è la ministerialità della comunità. Ognuno ha il suo ruolo, preti, religiosi, laici, giovani, adulti, bambini. Tutti contribuiscono con il poco che hanno alle necessità della comunità. Tutti prestano la loro parte di animazione alla liturgia, lasciando poi ai responsabili della corale, degli annunci, della proclamazione della Parola, etc. di coordinare e di dirigere. Il parroco della Regina degli Apostoli di Lubumbashi mi ha chiesto aiuto per completare la costruzione della nuova chiesa, appena abbozzata grazie al lavoro di giovani volontari del luogo. La piccola cappella attuale è stata costruita da noi Paolini negli anni ottanta, vicino alla nostra comunità, su richiesta dell'Arcivescovo del tempo, per soddisfare i cristiani del villaggio. Ora il villaggio è diventato un vero quartiere con più di 2000 adulti. Cosa si può fare? L'Abbé Guillaume mi ha detto: anche 50 dollari ci aiutano ad aggiungere un po' di mattoni...

lundi 18 mars 2013

Un papa in moto


 A Kinshasa la notizia ha viaggiato soprattutto attraverso gli squilli dei cellulari. Non tutti hanno potuto seguire l’habemus Papam in TV perché buona parte della capitale era senza energia elettrica per uno dei ricorrenti black-out. Lo stupore per la novità e gli interrogativi sulla persona chiamata al grande compito hanno lasciato presto lo spazio alla gioia. Il vuoto che si era creato con le dimissioni di papa Benedetto è riempito. Sembra un’affermazione semplicistica ma qui in Congo è l’aspetto più sottolineato. Eravamo diventati orfani, ci mancava un padre, un riferimento, ora l’abbiamo ritrovato. Solo dopo possono cominciare tutte le altre considerazioni. Il fatto che l’eletto non fosse tra i papabili più citati negli ultimi giorni ha rassicurato chi si trova a vivere dove tutto sembra già scritto e deciso dal “pouvoir en place”. È la Provvidenza a guidare la Chiesa, le dimensioni carismatica e spirituale, quelle che il senso religioso innato negli africani meglio percepiscono, hanno avuto il sopravvento su ipotetiche scelte geopolitiche. Anche se ovviamente non passa inosservata la provenienza latinoamericana del nuovo successore di Pietro, il sud del mondo inizia ad avere una voce ascoltata.

In alcuni quartieri si è scesi in strada per festeggiare: la musica e qualche birra non mancano mai e così, ciò che non ha potuto fare l’informazione ufficiale l’ha fatto il passaparola. La gente semplice non ha colto immediatamente il valore simbolico della scelta del nome. Pape François, come il poverello d’Assisi che vivendo e annunciando il Vangelo ha “riparato” la Chiesa. E inoltre papa Francesco è un gesuita. Nei paesi di missione i gesuiti sono conosciuti per il grande impegno sociale, fatto senza risparmio di energie e di mezzi, nel nascondimento. Mi piace associare il gesuita Bergoglio, nuovo Papa, al suo confratello Henry de la Kethulle, impegnato in Congo per la lotta alla depranocitosi, una malattia invalidante, simile all’anemia mediterranea, che può essere prevenuta e curata con un’adeguata profilassi. Ieri mattina padre Henry, che ha ampiamente superato gli ottant’anni, ha raggiunto in moto la nostra comunità paolina per condividere un progetto di divulgazione per combattere la drepanocitosi. Vorrebbe coinvolgere il ministero dell’educazione del governo congolese per raggiungere il più ampio numero di giovani. Da vero gesuita, di nobili origini, riesce a far convergere sulle sue iniziative l’impegno di carità degli strati sociali più agiati, per far crescere umanamente e spiritualmente chi non ha nulla, nemmeno la salute. Speriamo che il suo progetto si realizzi e che noi paolini possiamo dar man forte a questo impegno. Mi immagino così anche Papa Francesco: in moto per arrivare ai più poveri, ai più disperati, magari non una moto a due ruote, ma un “moto spirituale” che guidi tutta la Chiesa, e la Chiesa africana in particolare, alla condivisione, nella giustizia e nella pace.