Le foto inserite in questo post illustrano un progetto che tengo molto a condividere. La Comunità Paolina di Lubumbashi è collocata in quartiere periferico della città katanghese e ha sempre collaborato con l'archidiocesi per far fronte alle esigenze pastorali. Il decano dei Paolini in Congo, Padre Giuseppe Dadomo, piacentino che da pochi giorni ha compiuto 91 anni (di cui più di 50 trascorsi in missione in Congo) ha costruito una Cappella che - da devoto di Maria e figlio di don Alberione - ha subito dedicato alla Regina degli Apostoli. Da circa 10 anni la Cappella è diventata sede di una Parrocchia che ha preso lo stesso nome, solo che il quartiere nel frattempo è diventato enorme e il piccolo spazio della Cappella non è più sufficiente, tant'è che occorre che la domenica si celebrino tante messe e buona parte dei fedeli deve rimanere fuori. Il parroco con le piccole offerte dei suoi parrocchiani e tanto lavoro messo a disposizione gratuitamente dai fedeli, è gia riuscito a fare le fondamenta e innalzare le pareti di una nuova e spaziosa Chiesa, che scherzosamente chiamiamo la Cattedrale di Kigoma. Ora serve aiuto, anche piccole offerte, per poter costruire il tetto, opera che risulta un po' più difficoltosa da realizzare con mezzi inadeguati. Per questo il parroco, l'Abbé Guylain, mi ha chiesto aiuto e io mi servo di questo blog e di un sito apposito per la raccolta fondi per chiedere aiuto. E' possibila anche utilizzare il nostro conto corrente bancario in Belgio ING Brussels PIA SOCIETA SAN PAOLO ASBL - IBAN: BE63 3101 7263 2808. La cifra per completare il tetto (come potete vedere dal preventivo) è di 47 mila dollari. Ma anche un piccolo contributo può aiutare per avanzare nei lavori.
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jeudi 19 septembre 2013
Un tetto per pregare
Le foto inserite in questo post illustrano un progetto che tengo molto a condividere. La Comunità Paolina di Lubumbashi è collocata in quartiere periferico della città katanghese e ha sempre collaborato con l'archidiocesi per far fronte alle esigenze pastorali. Il decano dei Paolini in Congo, Padre Giuseppe Dadomo, piacentino che da pochi giorni ha compiuto 91 anni (di cui più di 50 trascorsi in missione in Congo) ha costruito una Cappella che - da devoto di Maria e figlio di don Alberione - ha subito dedicato alla Regina degli Apostoli. Da circa 10 anni la Cappella è diventata sede di una Parrocchia che ha preso lo stesso nome, solo che il quartiere nel frattempo è diventato enorme e il piccolo spazio della Cappella non è più sufficiente, tant'è che occorre che la domenica si celebrino tante messe e buona parte dei fedeli deve rimanere fuori. Il parroco con le piccole offerte dei suoi parrocchiani e tanto lavoro messo a disposizione gratuitamente dai fedeli, è gia riuscito a fare le fondamenta e innalzare le pareti di una nuova e spaziosa Chiesa, che scherzosamente chiamiamo la Cattedrale di Kigoma. Ora serve aiuto, anche piccole offerte, per poter costruire il tetto, opera che risulta un po' più difficoltosa da realizzare con mezzi inadeguati. Per questo il parroco, l'Abbé Guylain, mi ha chiesto aiuto e io mi servo di questo blog e di un sito apposito per la raccolta fondi per chiedere aiuto. E' possibila anche utilizzare il nostro conto corrente bancario in Belgio ING Brussels PIA SOCIETA SAN PAOLO ASBL - IBAN: BE63 3101 7263 2808. La cifra per completare il tetto (come potete vedere dal preventivo) è di 47 mila dollari. Ma anche un piccolo contributo può aiutare per avanzare nei lavori.mercredi 28 août 2013
Lasciateci vivere
Non ho ancora avuto l'opportunità di visitare l'Est del Congo, ma per quanto mi viene detto sarebbe la parte più turistica di questo immenso paese. Il clima è mite, la ricchezza della natura è incommensurabile (flora, fauna, paessaggio, montagne, laghi, vulcani...) e con un po' di marketing si otterrebbe un afflusso enorme di persone interessate a scoprire il nostro pianeta. E per alcuni anni le cose si sono mosse in questo senso, tant'è che esistono agenzie di viaggio che hanno ancora in catalogo queste mete sul lago Kivu.
Purtroppo però, da alcuni anni tutto è diventato impossibile e l'Est del Congo è conosciuto soltanto per la guerriglia, le occupazioni, le violenze, la soffernza. Mi ha colpito il grido lanciato dal vescovo di Goma, che ha detto senza mezzi termini: "Lasciateci vivere - AU NOM DE DIEU LAISSEZ-NOUS VIVRE!". E, commentando i grandi incontri tra politici e responsabili delle nazioni che si ripetono inutilmente da tempo dice: "Perché trascinare le aspirazioni di un intero popolo in nome di ideologie e false ambizioni? La popolazione non ha bisogno di assistere ai giochi politici, come se fosse uno spettatore in una scena teatrale in cui non è in grado di capire il quadro egemonico di fondo Diverse situazioni dimostrano un comportamento paradossale, a scapito del nostro popolo... E 'il momento di svestirsi dell'uomo vecchio a spingere per la pace totale". Non c'è molto da aggiungere... Solo viene da pensare a tante altre parti del mondo che vivono conflitti e alla popolazione che continua a soffrire. Lasciateci vivere!
dimanche 21 juillet 2013
C’è un problema… o forse no!
Dire che anche in Congo si senta l’attesa o il clima della GMG è senz’altro una forzatura. Ma dire che i giovani congolesi siano disinteressati al grande appuntamento brasiliano è altrettanto dare una visione distorta della realtà. Le parrocchie e le diocesi della RD Congo sono ben organizzate per quanto riguarda la pastorale giovanile. In ogni parrocchia esite una commissione giovani, presieduta da un giovane-adulto, che promuove un programma di catechesi e attività durante tutto l’anno pastorale. E non si fatica ad arrivare a numeri assai considerevoli di partecipanti.
La Chiesa congolese si è sviluppata dando grande spazio ai ministeri laiciali e i gruppi giovanili sono espressione di questa ministerialità, dove c’è una guida attenta da parte dei pastori, ma grande spazio all’iniziativa e alla creatività laicale. Nei giorni scorsi ho scambiato qualche riflessione con padre Blaise, viceparroco a Matadi, città a circa 400 chilometri da Kinshasa. Mi confidava che il suo gruppo giovani conta circa 450 membri e che il problema sulla possibilità concreta da parte dei suoi giovani di sentirsi coinvolti nell’evento GMG in realtà non si pone. Molti conoscono l’appuntamento mondiale con Papa, ovviamente pochissimi sanno di potervi partecipare, ma le parrocchie e le diocesi nelle attività che si svolgeranno nelle prossime settimane faranno riferimento a quando il Papa proporrà in Brasile. E qui il clima essenziale e di condivisione tipico delle Giornate Mondiali è pane quotidiano: quando si parte per un campo scuola o un ritiro spirituale tutto è fatto nell’essenzialità, come del resto lo è la vita quotidiana. Non c’è alcuno spazio per comodità e rilassatezza perché gran parte delle famiglie vivono cercando di far fronte alle loro esigenze giorno per giorno.
Un invito a chi è già a Rio o a chi avrà la possibilità di « collegarsi » in diretta tramite i mezzi di comunicazione e le reti sociali: non dimenticate i giovani congolesi che, in quella speciale comunione che lega tutti i cristiani attraverso la fede in Cristo, sono rappresentati da tutti gli altri giovani.La ricchezza della fede cristiana in questa terra è condivisa da tutti i giovani del mondo e il sostegno reciproco si appoggerà sicuramente all’abbondanza di preghiere che i giovani africani garantiscono per i loro amici di tutto il resto del mondo. Certo, sarebbe bello che una rappresentanza più ampia potesse essere presente personalmente a Rio, ma bastano pochi congolesi per ricreare quel clima di festa e di gioia che si respira – nonostante gli enormi problemi quotidiani – nella fede cristiana dell’Africa sub-sahariana.
pubblicato su www.popeup.net
dimanche 26 février 2012
Prima o poi...
... doveva capitare! Niente di eccezionale, ma solo voglio raccontare l'esperienza di arrivare all'Aeroporto di N'Djili e... non trovare nessuno ad accoglierti. Lunedì scorso: volo Lubumbashi-Kinshasa dopo la visita alla comunità di noviziato in Katanga, Lubumbashi (la capitale economica del Congo, circa 2000 chilometri, nell'estremo sud est). Come solito, all'ultimo momento, si viene a sapere che il volo farà scalo a Kananga (Kasai), il che comporta un'ora abbondante di ritardo sul previsto. Chiamo la comunità per avvisare e so che qualche confratello, con molta pazienza, partirà presto per essere in orario e raccogliere me e i bagagli a N'Djili. Se non c'è traffico il tragitto Limete - N'Djili si percorre in 30 minuti, con il traffico, se ti va bene e non è tutto completamente bloccato, ci si impiega almeno il doppio del tempo. Ma questa volta il veicolo è andato in panne, la comunicazione non è entrata in gioco velocemente ed io, sicuro che qualcuno fosse in arrivo, mi sono fatto trovare fuori sulla grande strada che conduce all'aeroporto con valigia e due scatoloni al seguito. Senza contare la piccola avventura già vissuta al ritiro bagagli. In genere ci si fa aiutare da qualche giovane che con una divisa approssimativa da aeroporto si offre per aiutare a riconoscere il bagaglio e a trasportarlo fuori (non ci sono infatti carrelli per tutti). Usano il biglietto per controllare il numero e il nome sul bagaglio. Solo che stavolta la security non ha gradito la cosa, ha cacciato tutti gli aiutanti abusivi e con loro il mio biglietto. Per cui non ho potuto dimostrare all'uscita che il bagaglio era il mio... se non offrendo una piccola ricompensa al controllo. Ritorno fuori dall'aeroporto, non prima di aver "ricompensato" anche i militari all'uscita che avendo un fucile in mano fanno in fretta ad esigere una mancia. Dopo aver appurato che nessun veicolo della comunità mi stava aspettando né si intravedeva all'orizzonte, con i due scatoloni (un cartone di pesce e alcune paia di scarpe) e valigia al seguito mi faccio aiutare (con adeguata ricompensa) a trovare un taxi per arrivare in comunità. Mica facile, perché oltre a dover intuire che il mezzo è adeguato (cioè non mi lascerà a piedi per strada), bisogna contrattare il prezzo. E per chi è alla prima volta non è affatto facile. Fortuna ha voluto che il taxi aveva già a bordo un signore che aveva viaggiato sullo stesso volo e che doveva arrivare a metà percorso rispetto alla mia meta. E il taxista è stato onesto nell'accettare un'offerta equa. Così, dopo circa un'ora e con la deviazione che mi ha fatto scoprire un nuovo quartiere di Kinshasa (dove doveva arrivare il primo passeggero) sono arrivato sano e salvo a casa. Soddisfatto di essere riuscito in un'impresa che non è facilissima. Ma prima o poi doveva succedere.
lundi 19 décembre 2011
Dans la paix
Il clima è di attesa continua a Kinshasa, un clima che diventa sempre più difficile decifrare. Le giornate sembrano aver ripreso il loro corso normale e qualche albero di Natale fa timidamente capolino in comunità. Non è facile capire se questa calma di superficie stia preparando il dialogo e la pace o stia piuttosto aumentando la tensione fino ad una possibile esplosione di violenza. Sono di nuovo giorni decisivi: il presidente "ufficiale" Joseph Kabila Kabange domani, 20 dicembre, presterà giuramento; ma il suo oppositore autoproclamatosi presidente Etienne Tshisekedi wa Malumba farà la stessa cosa venerdì 23. Mezzi corazzati e carri armati presidiano gli incroci delle maggiori arterie della capitale. Non sono più stati riscontrati - per quanto mi risulta - né spari, né particolari episodi di turbolenza. Quando in comunità si apre la discussione sull'argomento, sulle prime si riaccendono gli animi. Poi si riesce anche a cogliere il senso umoristico della situazione: due presidenti, due giuramenti, due discorsi... non sono certo la normalità. Si cerca di capire le ragioni di una tale situazione. Con la fine della colonizzazione, tra le prime cose ad essere messe da parte ci furono le tasse. Comprensibile che ricordassero oppressione e sfruttamento. Ma fino ad oggi se ne pagano - è proprio il caso di usare questo verbo - le conseguenze, nel senso che si è creata l'incapacità a contribuire concretamente al bene comune, sviluppando invece l'idea di dover approfittare dello stato, cercando di partecipare al potere per averne un beneficio personale. Negli animi però rimane un desiderio di veri ideali, di un paese più vivibile e capace di utilizzare le sue ricchezze. Di due presidenti uno è evidentemente di troppo, ma perché si trovi un accordo servirà qualche passo indietro e la coscienza di quanto dice l'inno nazionale: ...pour de bon prenons le plus bel élan, dans la paix... nous bâtirons un pays plus beau qu'avant, dans la paix.
Pays/territoire :
Limete, Kinshasa, République démocratique du Congo
samedi 10 décembre 2011
Coups de feux ed eucaristia
Il suono di fondo di questo sabato mattina sono i colpi di pistola. Per fortuna sembra siano tutti indirizzati in aria, allo scopo di disperdere i gruppi di manifestanti. Ma il rumore rimane inquietante. La situazione non evolve, anzi si complica: colui che è stato dichiarato sconfitto dai risultati "ufficiali", Etienne Tshisenkedi, rivendica la sua vittoria e si è proclamato presidente. Circolano già tabelle e grafici con i risultati "corretti" che dicono l'opposto di quanto annunciato ieri. In alcuni quartieri di Kinshasa gruppi di Kuluna (gang di giovani armati di machete che di solito operano la notte) o comunque di chi approfitta della situazione incerta hanno saccheggiato esercizi commerciali, prendendo di mira soprattutto i cinesi, che a Kinshasa sono in gran numero, in seguito anche degli accordi con il presidente Kabila per i lavori pubblici che sono portati avanti da aziende della Repubblica Popolare Cinese. Difficile intuire l'evoluzione. Qui intanto la vita quotidiana deve far fronte alla situazione d'emergenza, che per una comunità si riesce sempre a rimediare. L'energia elettrica e l'acqua non arrivano dalla rete, per cui si lavora con gruppo elettrogeno e pompa dal pozzo, solo che le riserve di gasolio devono essere salvaguardate. Il cuoco è bloccato a casa sua e così i giovani si danno da fare in cucina. Termino la testimonianza con il ricordo di un confratello di cui ho scritto sulla mia pagina Facebook. Proprio 50 anni fa come oggi, don Michelino Gagna, missionario paolino a Elisabethville - l'odierna Lubumbashi - moriva nella sua vettura colpita dai proiettili e bruciata mentre cercava di mettere in salvo l'Eucaristia lasciata incustodita nella cappella delle Paoline. Era infatti in corso la guerra di secessione del Katanga. Forse un po' di avventatezza nell'affrontare il pericolo, ma senz'altro un grande amore per l'Eucaristia, ricevuto nel carisma paolino da Don Alberione l'ha portato ad osare tanto, troppo. Così ora possiamo chiedere da lui una preghiera speciale per questa terra.
vendredi 9 décembre 2011
Il presidente forse c'è. Quale futuro?
Da qualche minuto sono stati annunciati i risultati delle elezioni presidenziali (provvisori perché ancora appellabili). Un po' avventatamente mi trovavo proprio davanti alla sede della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) quando diverse telefonate ci hanno resi coscienti che propri alle ore 16.30 iniziava la lettura dei dati. Allora via di corsa, verso la nostra comunità a Limete. Il percorso che con un traffico medio si può fare in 45 minuti l'abbiamo compiuto in un quarto d'ora: veramente Kinshasa in questi giorni è bloccata, ferma. La litania dei risultati è lunga: il pastore protestante Daniel Ngoy Mulunda che presiede la CENI ha snocciolato nomi e numeri per arrivare al dato finale, le due cifre veramente attese: Joseph Kabila Kabange 48,95%, Etienne Tshisekedi 32,33% dei suffragi, con il rimanente 20% ripartito tra gli altri candidati che dall'inizio era fuori gioco. Così il quarantenne Kabila, arrivato al potere dieci anni fa per risolvere la situazione politica dopo l'assassinio del padre Laurent Kabila si ritrova di nuovo presidente. I dubbi sulla trasparenza del processo elettorale rimangono e questo segna il percorso che inizia oggi. E ciò che riserverà il futuro di questa nazione è ancora in gran parte oscuro. Riemergono poi due grandi temi che solo una leadership illuminata potrebbe dipanare: il regionalismo e il tribalismo, che segna fortemente la scelta della classe dirigente e quindi anche il rapporto tra il popolo e i vertici della nazione; l'ingerenza straniera con i grandi rapporti economici a stabilire strategie di sviluppo che poco coinvolgono i cittadini, costretti a subire. Non sono teorie che elaboro a tavolino ma il contatto vivo con la mia comunità che rispecchia appartenenze regionali diverse e ragiona spesso ad alta voce. Poi, prima di arrivare a risolvere queste questioni la stragrande maggioranza dei congolesi attende risposte più concrete: scuole, strade, ospedali, mezzi pubblici di trasporto, sicurezza e giustizia. Situazioni non certo semplici aspettano il presidente, che - se non interverranno elementi nuovi - dovrà prestare giuramento tra qualche settimana. L'attesa quindi non è terminata...
Pays/territoire :
Limete, Kinshasa, République démocratique du Congo
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