Sono tornato da Madrid dove ho preso parte come "comunicatore" alla Giornata Mondiale della Gioventù (vedi www.radiopopeup.com). Non è la mia prima GMG (e spero non sia l'ultima) e ogni volta l'esperienza è positiva, arricchente, piacevole. Però non mancano gli interrogativi e penso sia cosa buona farli emergere. Se già avanzavo qualche dubbio sulla vera "mondialità" della giornata, ora che il mio punto di vista è africano le domande si approfondiscono. Chiaro che se la sede della Giornata è in Europa sarà più numerosa la presenza di giovani europei e la stessa cosa è avvenuta e avverrà per altre localizzazioni. Ma il senso di apertura mondiale non passa solo dai numeri delle presenze, piuttosto da una sensibilità che deve emergere. Nella festa, nella gioia, nello scambio di esperienze dei giovani tutto potrebbe essere maggiormente "bilanciato" con una apertura veramente mondiale ai problemi, alle ricchezze, alle situazioni vissute dai giovani cristiani di tutto il mondo. Non basta cambiare le lingue durante le celebrazioni, non basta mettere qua e là qualche giovane abbigliato in maniera non occidentale. Serve una riflessione in più perché la cattolicità entri fin nelle midolla della comunità cristiana. E non potrà che essere una ricchezza per tutti, per ogni "Giornata" che viene chiamata mondiale, ma che forse mondiale ora non è! E aspettiamo la prima GMG nel continente africano... speriamo presto.
jeudi 25 août 2011
samedi 23 juillet 2011
一生 - Vita
Chinois - Kinois... Cinese, di Kinshasa... suonano abbastanza allo stesso modo. Oltretutto a Kinshasa ci sono molti cinesi che stanno lavorando nel quadro di accordi tra i due governi RDC e RPC. Ma il punto di partenza di questo post è il viaggio di ritorno da Parigi a Milano che - a causa di uno sciopero - si è un po' complicato e mi ha fatto incontrare un giovane cinese di Pechino in tour per l'Europa e che - in queste condizioni di sciopero - metteva piede per la prima volta in Italia. Niente di più facile che aiutarlo a raggiungere il suo ostello cercato via web per risparmiare il più possibile e che senza mezzi di trasporto pubblici sarebbe stato pressoché irraggiungibile.
La riflessione però sorge da una semplice domanda che ho posto a Iven (questo il suo nome "occidentale") e che viene spontanea a chi è abituato alla vita kinoise e congolaise. Quanti fratelli o sorelle hai? Iven mi risponde: "Il governo ha permesso ai miei genitori di avere un solo figlio. Io sono il loro unico figlio. Ma alla mia generazione sarà permesso di avere due figli". Ho sentito parlare spesso di questi programmi di regolazione demografica ma non li ho mai affrontati così da vicino. Pensare alle famiglie congolesi di 8, 9, 10 e più fratelli sorelle fa impressione. E Iven appena arrivato a Milano è colpito dal silenzio (è vero che è notte...) perché abituato al brulicare di gente nella sua città con 25 milioni di abitanti. Non so tirare conclusioni da questa esperienza a contatto ancora una volta con la vita. Ma fa riflettere pensare ad una famiglia cinese "programmata" e ad una famiglia congolese "libera". Quale futuro per la vita in Cina e in Congo?
samedi 16 juillet 2011
RDC
Approfitto del periodo di vacanze italiane per qualche incursione in Francia, così tengo allenata la mia lingua "africana", visto che al ritorno a Kinshasa mi aspettano giornate di predicazione. Semplici da capire le virgolette, perché il francese di africano non ha nulla e spero di avere tempo e capacità per addentrarmi presto nel lingala, una delle lingue della RDC.
A proposito di RDC mi ha fatto sorridere (e riflettere) il fatto che piano-terra (rez de chaussée) in francese si abbrevia proprio RDC. Come dire... la Repubblica Democratica del Congo sta proprio al piano terra. Forse sarebbe un buon punto di partenza, incominciare dal piano terra e non da sottoterra. Sono irrimediabilmente ottimista e sono certo che nel volgere di pochi anni la RDC spiccherà il volo e si svilupperà in tanti settori. Ma oggi siamo ancora al piano terra.
La scorsa settimana un aereo della maggiore compagnia congolese, la Hewa-Bora, è caduto in fase di atterraggio a Kisangani. Più di 60 morti tra cui un giovane e attivissimo vescovo, monsignor Camille Lembi. Vero che i crash aerei sono frequenti in Africa, ma l'attenzione mostrata dall'informazione internazionale sull'avvenimento fa pensare che in Congo la vita vale meno che altrove. Anche la sicurezza aerea è un segno di attenzione alla vita: non c'è solo il fatalismo, c'è la programmazione e la serietà di chi prende in carico tante persone. Per cercare di non rimanere sempre al RDC.
samedi 11 juin 2011
Attraversare... la vita
Attraversare Boulevard Lumumba a Limete è più o meno come attraversare Piazza Venezia a Roma, con l'inconveniente che verso sera a Kinshasa non c'è alcuna illuminazione e la strada - ora che una parte dei lavori di "riqualificazione" sono terminati - ha quattro o cinque o sei corsie per ogni senso di marcia. Ricordo quando ho ricevuto in visita a Roma la signora irlandese che mi aveva ospitato a Dublino. Praticamente mi si è appesa al braccio quando ha capito cosa bisognava fare per raggiungere l'Altare della Patria. Bisogna avere coraggio... Qui a Kinshasa il coraggio non basta. A volte si gioca proprio la vita. Dal nostro punto di vista "occidentale" la posta in gioco è troppo alta. Ma per tanti motivi, per questioni sociali e storiche, qui la vita purtroppo vale meno che da in "occidente". Anche la propria vita. A cominciare dal fatto che l'aspettativa di vita è molto bassa, non solo a causa della mortalità alla nascita e di quella infantile. Malattie endemiche come la malaria o la febbre tifoide rovinano anche le tempre apparentemente più robuste e l'acutizzarsi di qualche patologia spesso diventa letale... è "normale" - nel senso che è nella media - vivere solo 50 anni o poco più. Ecco perché anche attraversare la strada diventa un rischio "normale", al buio, con automobili camion e moto che sfrecciano. Ma attraversare la strada a Limete significa raggiungere il lavoro, la casa, l'ospedale. Non si può sempre rimanere seduti ad aspettare. A volte è necessario prendere il rischio. Ma non era una buona azione aiutare ad attraversare la strada???
jeudi 26 mai 2011
Anche a Kinshasa
Mi capita spesso di dover dire che - pur trovandomi nel cuore dell'Africa - non abito in una capanna di paglia e non sono circondato da leoni, elefanti o scimmie. Questa situazione è riservata solitamente ai turisti danarosi che possono permettersi esperienze particolari. Ho condiviso la cosa con alcuni amici congolesi che sono rimasti stupiti da questo atteggiamento, che comunque era già loro in parte noto. Mi hanno confidato: confrontandoci con gli "occidentali" spesso ci capita di citare nomi di città, fiumi, luoghi geografici di Francia, Italia, Spagna o Stati Uniti che per noi sono famigliari grazie ai nostri studi. Infatti nel curriculum per tutti gli studenti africani si richiedono conoscenze approfondite della geografia europea ed occidentale. Non è così per noi europei che a stento sappiamo collocare uno stato nella geografia del continente africano e tanto meno una capitale, una grande città o un fiume. E ancor peggio per la realtà che ci si immagina nella propria testa riguardo le città e il modo di vivere africano. Anche a Kinshasa c'è grande traffico (la città conta circa 7 milioni di abitanti); anche a Kinshasa c'è chi è puntuale (salvo grandi embouteillages) e chi è sempre in ritardo; anche a Kinshasa c'è (purtroppo) l'inquinamento (le vetture euro 0 sono giustamente ricollocate sui mercati africani... evviva l'ecologia!); anche a Kinshasa ci sono i negozi di lusso... E vero però che i servizi pubblici e le infrastrutture sono pressoché inesistenti. E vero che a Kinshasa è più facile vedere in faccia la povertà e la miseria. Ma sono sicuro che qualcosa per migliorare la situazione si può fare. Non è solo la mia speranza, ma quella di tanti giovani che qui come altrove si impegnano seriamente per una società più giusta e per un sistema mondiale più equo.
lundi 23 mai 2011
Internet & Christian
Non voglio creare confusione. Questa volta non si tratta di un pezzo sull'uso della rete per l'evangelizzazione. Non che io abbia sospeso le mie riflessioni al riguardo... Anzi, qui in Congo la realtà - che è essenzialmente giovane - chiede un'attenzione al "numerique" contestualizzata e la Chiesa non può pensare solo al digitale com'è inteso in occidente, con supertecnologie aggiornatissime. Ma lascio da parte per ora questo discorso, perché Internet in questo caso è un simpatico nome proprio di persona. Un giovane che - non so esattamente per quale motivo - viene chiamato così. Internet deve industriarsi per guadagnare la giornata. E' disponibile a qualsiasi consegna, a fare trasporti con la sua moto ovunque e, se serve, ad essere mototaxista (è il mezzo di trasporto più veloce qui, anche se piuttosto insicuro). In questi giorni sta lavorando in comunità per i servizi più diversi, soprattutto per la manutenzione degli spazi verdi. E con semplicità si guadagna da vivere.
Christian invece è un giovane di 21 anni. Alla celebrazione della Domenica delle Palme, per la giornata diocesana dei giovani, si è presentato prima e dopo la messa per cercare un prete come suo direttore spirituale. E l'ha chiesto a me... Con intenzioni serie, ma evidentemente anche per cercare un piccolo aiuto. Christian infatti è venuto a Kinshasa lasciando la sua famiglia in una città dell'interno del Congo. Qui ha alcuni parenti (tutti in Congo hanno parenti a Kinshasa!) che lo stanno ospitando. La sua intenzione è quella di frequentare l'università... Ma per poterlo fare deve avere il denaro necessario. Nel frattempo si è inserito in una parrocchia e partecipa tutti i giorni alla messa. Si sta industriando per crearsi un piccolo spazio commerciale, una cabina, dove vendere ricariche per i cellulari e altre piccole cose che permettono un sufficiente guadagno. Per aiutarlo gli ha regalato un cellulare che un amico italiano mi aveva lasciato. Solo che martedì scorso, di sera, ritornando da un incontro di preghiera, alcuni malintenzionati l'hanno malmenato e derubato di tutto quel poco che aveva, sandali compresi. E a casa gli hanno detto che è stato fortunato che non gli sia successo di peggio. Christian non si è perso d'animo ed è subito ripartito... Spero di trovare un altro cellulare per lui! Ogni volta che ci incontriamo mi assicura la sua preghiera, perché - mi dice - "lei deve essere un buon pastore". Ci provo...dimanche 22 mai 2011
Bonobo
Non intendo fare alcuna riflessione sull'evoluzionismo e sul creazionismo, sul rapporto tra la fede cristiana e la creazione. Solo raccontare l'esperienza di essere stato accanto a questi primati "bonobo" che - al dire degli studiosi - raggiungono capacità comportamentali e relazionali di un umano di sei anni. Contemplo anche questa realtà che fa parte dell'immenso bagaglio culturale africano. I bonobo ci fanno divertire perché in essi vediamo riflesso un tratto di noi. E si capisce anche cosa rende l'umano l'essere più amato da Dio e con capacità non assimilabili a nessun altro vivente.
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